La televisione in Italia


h1 Mercoledì, 14 Settembre 2005 11:05

La lotta per andare in onda

Da: “The Economist” del 4 agosto 2005
L’originale in inglese si trova (per gli abbonati) qua.

Gli ostacoli all’entrata sul mercato
Quelli che fanno business nella Città Eterna necessitano di pazienza, questo Francesco Di Stefano l’ha imparato sulla sua pelle. Il 28 luglio la sua azienda televisiva, Europa 7, ha celebrato il sesto anniversario da quando ha vinto la licenza per trasmettere a livello nazionale. Ma sta ancora aspettando che le autorità allochino le frequenze che gli permettano di irradiare i suoi programmi nel paese.

Il quartier generale dell’azienda tira a campare con un staff scheletrico che produce un pugno di programmi locali. Tuttavia, dice Europa 7, uno dei cinque studi del suo centro televisivo - 1800 metri quadri di terreno, un’altezza di 16 metri e un’acustica che potrebbe rivaleggiare con quella di uno studio di registrazione - è fra i più grandi e i più tecnologicamente avanzati del mondo.

Europa 7 ha dovuto fronteggiare l’ostruzionismo ufficiale e quello delle altre emittenti, non ultima Mediaset, un’azienda di TV privata controllata da Silvio Berlusconi, il primo ministro italiano, che possiede tre canali nazionali e circa il 45% del mercato. La Corte Costituzionale italiana aveva già deciso nel 2002 che il canale Retequattro di Mediaset dovesse cessare la trasmissione terrestre entro la fine del 2003. Poco prima della scadenza del termine, il signor Berluconi firmò un decreto che permetteva a Retequattro di continuare - sulle frequenze che il signor Di Stefano dice avrebbero dovuto essere assegnate ad Europa 7. La nuova legislazione di conseguenza ha blindato la posizione di Retequattro.

La trasmissione televisiva via etere in Italia è da molto tempo contrassegnata da imbrogli legislativi e giudiziari. Ma la perseveranza e gli sforzi legali del signor Di Stefano sono adesso stati ricompensati, in un certo qual modo. Il mese scorso, il Consiglio di Stato, il grado di giudizio più alto per dispute che abbiano a che fare con la pubblica amministrazione, ha sentenziato che il caso è competenza della Corte di Giustizia Europea.

Il signor Di Stefano dice che questa sentenza manda un messaggio di speranza agli altri uomini d’affari in Italia: “Avevamo ragione di credere che la legge e la giustizia alla fine avrebbero avuto la meglio.” Se la Corte di Giustizia Europa gli darà ragione, il caso tornerà a Roma dove la questione danni verrà sistemata. Il signor Di Stefano necessita di ancora un po’ di pazienza. Con probabili danni dallo Stato di quasi 900 milioni di euro se Europa 7 otterrà le sue frequenze, oppure 3 miliardi di euro se non ce la farà, l’attesa potrebbe valere ancora qualcosa. Se questo incoraggerà i legislatori italiani a fare un lavoro migliore in futuro, resta da vedere.



Lascia un Commento!


h1