Chi sono
Come è leggermente intuibile, il mio nome è Andrea Agostini.
Quello che forse è un po’ meno intuibile, invece, è che ho (ormai, ahimé) 30 anni, abito in una bellissima cittadina che si chiama Rovereto (anche se è qualche bell’annetto ormai che sto in trasferta in quel di Milano) e questa che segue è più o meno la mia faccia…
Fin da adolescente, negli anni ‘80, ho cominciato ad appassionarmi di informatica, computer e del loro funzionamento, a partire dagli 8-bit (dall’Intellivision di un mio amico, all’Atari 2600, al Commodore Vic 20 di un altro mio amichetto, fino al Commodore 64, portatomi da Babbo Natale di una miriade di anni fa…), per poi passare tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio anni ‘90 ai 16-bit (prima l’Amiga 500, sostituito poi in da un Amiga 1200 e i primi pc IBM-compatibili 8086, 80286 e 80386), sempre e comunque utilizzando le mie macchine non soltanto da un punto di vista ludico, ma anche e soprattutto con un occhio di riguardo alla programmazione.
Poi, con gli anni dell’università ho iniziato a conoscere il lato più “adulto” del mondo informatico, con l’avvento dei computer a 32-bit, la nascita di quella ciofeca di Windows 95, l’innamoramento per i sistemi Unix e derivati e l’esplosione di Internet, di cui sono ormai frequentatore assiduo dai primi anni ‘90 (ricordo ancora le ore passate in laboratorio tra una lezione e l’altra ad utilizzare il programma talk per “chattare” con le ragazze delle altre Università del nord Italia…) e che mi ha portato a diventare un “tossico” da Rete, con notevoli crisi d’astinenza se resto disconnesso troppo a lungo (e questo nonostante a metà anni ‘90, durante un corso di informatica all’università, avessi scritto probabilmente sotto effetto che Internet fosse sì l’emblema della libertà di informazione, ma utile non si sa a chi…).
Ed eccoci dunque al 2006 con questo mio progetto di realizzare un sito autobiografico (rimasto nel cassetto già troppo a lungo) che finalmente si realizza, anche grazie all’avvento delle tecnologie open-source (di cui, mi sono dimenticato di dirlo, sono ovviamente grande estimatore), che hanno reso davvero i computer e la Rete e le nostre vite un po’ più liberi.
E la libertà di cui tutti abbiamo bisogno (non fatevi ingannare da un nano imbonitore e venditore di fumo: la libertà non può essere plurale perché è una sola
) grazie ad Internet è veramente a portata di mano: basta un click.
«Per conquistare il futuro, bisogna prima sognarlo», stava scritto su un muro del vecchio Leonkavallo…
